Chirurgia SENO

Mastoplastica Riduttiva

 
 

Quando si fa: mastoplastica di riduzione per gigantomastie. Come si fa: mastoplastica riduttiva, attraverso un’incisione cosiddetta ad ancora si asporta la quantità desiderata di tessuto mammario reinnalzando il complesso areola capezzolo e questo si può ottenere attraverso diverse tecniche chirurgiche atte a salvaguardare la vitalità del complesso di cui sopra (Pitanguy, Arie, Peduncolo inferiore ed altre). In altre condizioni di voluminosissime mammelle si può ricorrere alla tecnica di Torek che prevede l’escissione e il reinnesto del complesso areolare non salvandone preventivamente la vascolarizzazione. Risultati: eccellenti ma da tenere presente la cicatrice risultante non sempre poco visibile.

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Mastoplastica Additiva

 
 

Quando si fa: quando si vuole aumentare un seno giudicato piccolo. Come si fa: le incisioni possibili sono sostanzialmente tre periareolare inferiore, sottomammaria, ascellare, personalmente pratico quasi sempre la periareolare inferiore per la scarsa visibilità residua e considerato che la sottomammaria è spesso troppo visibile, la ascellare in quanto provoca l’interruzione linfatica così da compromettere l’attendibilità del linfonodo sentinella qualora ve ne fosse bisogno in futuro. Il posizionamento della protesi può essere sopra o sotto il muscolo grande pettorale, oppure in dual plain ovvero con la parte superiore sotto il muscolo e la parte inferiore al di sopra. La scelta dipende dalle condizioni preoperatorie, considerate ptosi, e quantità di tessuto mammario di copertura, personalmente preferisco il posizionamento sotto muscolare quando possibile. Per maggiore naturalezza del risultato. La scelta della protesi è sempre in subordine alla situazione preoperatoria o al desiderio della paziente. Esistono infatti protesi di forma anatomica e di queste molti tipi secondo i diametri desiderati, protesi rotonde a basso, medio e alto profilo, protesi coniche, superprofilate, tutte queste sono in gel di silicone le più moderne ad alta coesività testurizzate e inoltre protesi al poliuretano indicate per il posizionamento sopramuscolare in quanto suscettibili di minori contratture nel tempo, ovvero minori indurimenti per reazione capsulare, personalmente uso un po’ tutti questi tipi secondo il caso in esame, non prendo in considerazione protesi a contenuti diversi come protesi a contenuto di soluzione fisiologica o peggio ancora in hidrogel per le pessime esperienze avute in passato. Dopo circa mille protesi posizionate. Risultati: eccellenti, valutando ogni eventualità nello specifico consenso informato dove si fa cenno alle complicanze a medio e lungo termine.

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Mastopessi

 
 

Quando si fa: per reinnalzare la mammella stessa senza variazioni di volume. Come si fa: attraverso un’incisione che può essere solo periareolare possibili in rare condizioni, con incisione cosiddetta a cono gelato oppure a T ridotta, o ad L nelle maggiori ptosi, si procede ad un intervento che consente la risalita della ghiandola stessa spesso con la possibilità di costituire delle vere e proprie auto protesi con gli stessi tessuti mediante lembi atti a riempire il polo superiore della mammella stessa. Risultati: ottimi.

 

 

Mastopessi con aumento protesico

 
 

Tecnica Crescent

Quando si fa: quando coesiste un eccesso cutaneo e un ipotrofia ghiandolare. Come si fa: mediante la combinazione delle due tecniche descritte prima. Risultati: ottimi.

 

 

Combinazione di additiva e pessi

 
 

Nei casi di seni svuotati e ptosici, inoltre correzioni di malformazioni, mastoplastica ricostruttiva in caso di asportazione di uno dei due seni per malattie neoplastiche.

Malformative

Quando si fa: nelle malformazioni mammarie congenite o acquisite, generalmente in caso di grandi asimmetrie mammarie o mammelle tuberose. Come si fa: attraverso incisioni di simmetrizzazioni, aumenti o diminuzioni di volumi mirati a seconda del caso, con tecniche precedentemente elencate. Risultati: generalmente buoni.

Ricostruttiva

Quando si fa: generalmente dopo la perdita di una mammella che viene asportata per necessità terapeutiche. Come si fa: si può fare in unico tempo in casi selezionati con la mastectomia, (vedi estratto pubblicazione) o in tempi successivi (in base alla grandezza della mammella o allo stadio della malattia) quando non è possibile cioè per questi motivi farlo immediatamente, dunque in questi altri casi si necessita di una espansione dei tessuti cutaneo muscolari attraverso l’utilizzo di skinexpanders, che permettono un aumento metrico del tessuto muscolo cutaneo capace poi di ospitare una protesi definitiva al fine di creare una mammella quanto più simmetrica a quella contro laterale che a sua volta può essere ritoccata allo scopo. Risultati: buoni in considerazione del tipo di intervento

 

 

Studio Barberini

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